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fabbri gahleorn neve vista alto

VCO- NOVARA- 02-08-2020-- Premessa. Nascosta negli archivi giovanili

c’era anche questa bellissima e abbastanza coraggiosa discesa sci-alpinistica, senza rispetto alcuno delle sacre regole sugli orari. Mi accompagnavano due carissime amiche, forti e temerarie. Un bel ricordo di stagioni sci-alpinistiche quasi normali, con nevi affidabili nei periodi giusti, non più come oggi che siamo costretti a giocare d’azzardo per colpa dei cambiamenti climatici provocati dall’homo sapiens.

GALEHORN

21 aprile 2002

 Giornata non bellissima e anche questo condiziona l’orario di partenza, insieme al fatto che le mie compagne di gita odierne, Anna e Mirella, si appellano all’inesperienza, alla difficoltosa ricerca dell’assetto, ai doveri mondani della sera precedente. Sanno, poi, che con loro partirei anche a mezzogiorno. Certo è che i miei compagni di gita abituali, autentici aguzzini, se sapessero che parto alle otto da casa mi toglierebbero il saluto. Soliti problemi con i documenti alla frontiera, ma per fortuna nessuno ci controlla. Del resto, quando si è determinati come noi, si espatria anche con il libretto sanitario al posto della carta d’identità, vero Anna?

Alle nove, dopo un’ulteriore rifinitura dell’assetto tecnico – meteorologico, si parte. La solita arietta frizzante di Engiloch ed il sole poco convinto ci inducono a calzare i rampant. Il pendio è subito ripido, anche se la neve è compatta, ma non gelata. Davanti a noi la solita marea italo - svizzera di gente che soffre d’insonnia. Qualcuno è già oltre i laghi di Sirwolte, diretto al Böshorn, parzialmente avvolto dalla nebbia. Per le ragazze è una delle primissime uscite con pelli di foca e quindi il solito canalino a sinistra della cascata mi fa stare un po’ in tensione, sotto il peso della responsabilità. Devo dire, a onor del vero, che i loro mariti non mi hanno fatto particolari raccomandazioni, anzi, pensandoci bene, non me ne hanno fatte assolutamente. Evidentemente si fidano della mia ben nota prudenza, o ci sarà qualche altro motivo? Glielo chiederò a quattr’occhi. I miei timori sono assolutamente infondati, perché le ragazze non perdono un passo e ci troviamo senza accorgerci al di sopra del canalino, al primo consueto punto di sosta. Sosta che le due non farebbero neppure, visto che sono ancora freschissime, ma gliela impongo. Due parole con amici che incontriamo, a dimostrazione che il fiato alle signore non manca mai, e si riparte.

Deviamo subito a destra, senza salire ai laghetti, e ci avventuriamo sul pendio molto più dolce che ci porta rapidamente al Sirwoltesattel. Unico problema è il consueto, continuo e rapido cambio di temperatura, specialità di questi paraggi. Dove si è al riparo dal vento e c’è un raggio di sole, fa un caldo indecente; appena il sole si ritira e torna a soffiare il vento dell’Oberland, subito giaccavento, guanti e berretto di lana.  Al Sirwoltesattel, dove la bufera imperversa di nuovo, decidiamo di evitare la “scorciatoia” sul versante sud, per risparmiarci il tratto ripido con gli sci in spalla. Seguendo la via normale, attraversiamo il ripido versante che dà sulla Nanztal, in direzione nord – ovest. Qui la neve è decisamente gelata, ma c’è una buona traccia e le ragazze non le ferma più nessuno. Continuo, poi, a rimuginare sulla mancanza assoluta di raccomandazioni di Piero e Angelo.  Prima di mezzogiorno siamo in vetta, dove un bel gruppo di gente ci ha preceduti. Baci e abbracci, strette di mano, complimenti. Il panorama è sempre splendido, anche se le nuvole minacciose ce ne tolgono buona parte. Durante la breve sosta, condizionata dal freddo, mi frulla in testa un’idea audace: visto che le ragazze sono ormai provette sci-alpiniste, visto che i mariti sono comunque tranquilli, visto che qualche ardito elvetico ci apre la pista, ci si potrebbe avventurare sul ripido pendio sud-est! La neve è ben assestata, non gelata e le ragazze, oltre che forti, sono anche coraggiose. E allora si parte. Quando la pendenza aumenta, le vedo un po’ perplesse, ma non esce dalla loro bocca né un lamento, né un timido tentativo di protesta. Anzi, sembrano motivate dalla fiducia che ho loro dimostrato. E poi, al momento, sono troppo impegnate per picchiarmi. Se mai, lo faranno a valle.

Effettivamente la neve è tutt’altro che facile, la lotta è dura, le curve sono poche e prevalgono i dietrofront. Ecco perché i miei aguzzini consueti pretendono sempre partenze quasi notturne! Ben altra cosa era la salita, molto meglio! Riusciamo con qualche sforzo a guadagnare pendii più umani ed a ricongiungerci con la pista di salita. L’ultimo tratto è decisamente sciabile, grazie all’esposizione, anche se le fatiche della discesa hanno indurito le gambe. Poco dopo le tredici siamo ad Engiloch, dove ci aspetta un meritato riposo e dove muore, in pochi minuti, un’ottima bottiglia di Cabernet. Sono perdonato per l’avventurosa discesa e si parla già della prossima gita. Cosa c’è di meglio di una bella salita sci-alpinistica, con un pizzico di avventura, in compagnia di due belle signore, forti, simpatiche e piene di entusiasmo? Questo è solo l’inizio!

    Gianpaolo Fabbri

IMMAGINI DI REPERTORIO

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mucche prato ghaleorn fabbri

 

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