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VERBANIA - 14-10-2021 -- È servita una denuncia e l’avvio d’un procedimento penale a una famiglia vigezzina per far valere i suoi diritti -confermati da un giudice- contro la Provincia. Non doversi procedere per remissione di querela è la sentenza con cui ieri il giudice Beatrice Alesci ha prosciolto Arturo Lincio. Il presidente del Vco, attualmente decaduto e in regime di prorogatio, era a giudizio per la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Avrebbe ignorato le disposizioni della sentenza con cui un magistrato della sezione civile aveva imposto all’ente una serie di lavori pubblici per la messa in sicurezza dell’abitazione privata degli attori in causa.

I fatti si svolgono tra la fine del 2018 e la prima metà del 2020. A margine della strada provinciale 70/B la Provincia autorizza alcune opere stradali che l’impresa incaricata conclude modificando lo stato dei luoghi e riempiendo con materiale inerte il vuoto tra la strada e il muro esterno dell’abitazione. Nelle settimane successive i proprietari notano crepe e infiltrazioni d’acqua che li allarmano. Si rivolgono a un avvocato che avvia un accertamento tecnico preventivo, cioè chiede al Tribunale, prima di avviare una causa vera e propria, di verificare quali lavori siano necessari per risolvere quell’urgenza. Il procedimento si chiude senza che la Provincia vi prenda parte e vengono quantificate dal tecnico nominato dal Tribunale opere per circa 6.000 euro: rifacimento della pavimentazione stradale, taglio e impermeabilizzazione tra il muro perimetrale e il pacchetto stradale, monitoraggio delle crepe.

Pur informato, l’ente pubblico non provvede e, a quel punto, si apre una causa civile per danno temuto, anch’essa conclusa favorevolmente alla famiglia vigezzina. La sentenza viene notificata alla Provincia, che la disattende. Non riuscendo a farsi ascoltare, i proprietari dell’immobile presentano un esposto all'autorità giudiziaria. Ed è in quel momento, quando viene notificata al presidente Lincio (identificato dalla Procura come unico responsabile, escludendo funzionari e dirigenti) un’informazione di garanzia, che la pratica accelera. Le parti si trovano e in poco tempo partono i lavori.

I privati, soddisfatti per aver risolto il problema, nell’accordo con la Provincia acconsentono di ritirare la querela, motivo per cui il processo in calendario ieri mattina davanti al giudice Beatrice Alesci s’è chiuso senza neanche aprirsi. Il pm e l’avvocato della difesa, Carlo Crapanzano, di fronte all’intervenuta remissione, hanno chiesto al giudice di pronunciare il non doversi procedere.

Alla fine di tutta questa vicenda alla Provincia resta da pagare un conto più salato. Anziché i 6.000 euro di lavori iniziali, con le spese legali dei due procedimenti la cifra s’è più che triplicata.

 


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